Dalle Colline Moreniche alle golene del Po, il lupo ha ormai disegnato una propria geografia nel Mantovano. Non si tratta di una presenza improvvisa, ma di un’espansione progressiva che nel 2025 ha portato alla conferma di quattro branchi e a una stima di circa venti esemplari stabili, esclusi quelli solitari in dispersione. Un dato in crescita rispetto all’anno precedente, quando i lupi erano una decina. I numeri raccontano un fenomeno in evoluzione, ma che non deve sfociare in allarmismi. Serve, invece, un monitoraggio costante ricordando che questi mammiferi sono animali schivi che tendono a evitare il contatto con le persone.
Le zone di presenza
Il quadro emerge dal Rapporto Grandi carnivori di Regione Lombardia. Nel Mantovano i nuclei familiari confermati si trovano tra Solferino e Monzambano, nella zona di Bosco Fontana a Marmirolo, tra Dosolo e Campitello di Marcaria e nel territorio di Sermide e Felonica. Mentre tra Quistello e Ostiglia sono state raccolte tre segnalazioni compatibili con la presenza di una coppia.
Riproduzione e mortalità
Nel corso del 2025 sono stati rilevati 1.233 segni di presenza, contro i quasi 700 dell’anno precedente. Il monitoraggio è stato effettuato attraverso segnalazioni puntuali e fototrappole. «L’aumento dei riscontri – viene riportato nel rapporto – non significa che il numero degli animali sia raddoppiato, ma indica una presenza più diffusa e una capacità di controllo del territorio diventata più capillare. La riproduzione è stata confermata nel branco tra Solferino e Monzambano, insediatosi nel 2024 e che si sposta fino alla zona bresciana del Basso Garda. La crescita della popolazione, tuttavia, è frenata da una forte mortalità. Nel 2025 sono stati rinvenuti cinque lupi morti, di cui quattro per investimenti stradali e uno per bracconaggio.
Il rapporto analizza anche l’alimentazione. Gli eventi di predazione o consumo di fauna selvatica registrati sono stati 33. La specie cacciata con più frequenza dai lupi è la nutria, seguita da capriolo e lepre. Sono stati documentati anche dodici episodi legati a risorse di origine antropica, soprattutto scarti di allevamento e animali di bassa corte. Il rapporto sottolinea che, in tutti gli episodi esaminati, non erano presenti sistemi di prevenzione adeguati. È questo uno dei punti centrali del documento: «La presenza del lupo richiede un rafforzamento delle misure di protezione e dell’informazione rivolta agli allevatori, soprattutto nelle aree dove i nuclei sono consolidati», viene concluso nel rapporto.