Memoria sportiva

Viola: «Nel calcio locale servono umanità e senso di comunità»

L’ex direttore ripercorre l’esperienza della Castellana tra trattative, identità territoriale e fusioni

Viola: «Nel calcio locale servono umanità e senso di comunità»

Mauro Viola ripercorre gli anni vissuti nella Castellana, società di Castel Goffredo protagonista per dieci stagioni in Serie D. Prima come figura di supporto, poi come direttore sportivo a tempo pieno, Viola ha seguito una fase importante della storia del club, caratterizzata da risultati, investimenti sul vivaio e un forte legame con il territorio.

Il suo approccio alle trattative era diretto e basato soprattutto sui rapporti umani. Da commerciante di automobili, Viola conosceva il valore della negoziazione e spesso riusciva a convincere i giocatori ad accettare condizioni economiche inferiori alle richieste iniziali. «Con le persone ci ho sempre saputo fare», racconta, spiegando che la priorità era mettere davanti a tutto il gruppo e il senso di appartenenza, anche perché, da socio, era personalmente coinvolto nelle scelte economiche della società.

Gli anni della Serie D

La Castellana ha rappresentato per anni l’unica realtà mantovana stabilmente presente nell’Interregionale. Viola ha vissuto sia la gestione Bompieri sia quella dei soci del paese, in un contesto che definisce complicato ma allo stesso tempo entusiasmante. Tra i ricordi più significativi cita la prima salvezza del 2010, arrivata dopo il 3-3 di Riccione, e il successo per 5-0 a Trento nel playout del 2011.

In quella fase la società riuscì a costruire una base solida anche grazie al settore giovanile e alla presenza di numerosi calciatori mantovani. Viola ricorda i rapporti instaurati con i giocatori e con le loro famiglie, considerati uno degli elementi decisivi per creare coesione. L’addio di alcuni tesserati, come Jarhrafi e Venturi, fu vissuto con un coinvolgimento personale paragonabile a quello per la perdita di persone vicine.

Il rapporto con il territorio

Secondo l’ex direttore, la disponibilità economica resta importante, ma non rappresenta l’unica condizione per ottenere risultati. La Castellana riuscì a disputare stagioni positive in Serie D con un budget di circa 150 mila euro, facendo leva sulle idee, sul vivaio e sull’attaccamento dei calciatori alla squadra. In passato, osserva Viola, il vincolo e il richiamo della categoria agevolavano il lavoro; oggi la maggiore libertà dei giocatori rende più difficile programmare.

Il dirigente segnala anche un crescente distacco tra le società sportive e le comunità locali. A suo giudizio, i club che riescono a mantenere un rapporto stretto con la popolazione, come quelli citati di Poggio Rusco, Governolo e Suzzara, possono contare su una risorsa ulteriore. In questo quadro colloca anche il tema delle fusioni, compresa quella che ha portato alla nascita dello Sporting Castellana: possono essere necessarie per garantire continuità, ma non dovrebbero cancellare la storia delle realtà coinvolte.

Il rapporto tra Viola e la Castellana si è interrotto alcuni anni fa, dopo cambiamenti societari e nuovi impegni personali. L’ex direttore esclude, almeno per ora, un ritorno nel calcio organizzato e definisce il proprio percorso un calcio fatto di idee e azzardi ragionati. Tra le intuizioni ricorda l’arrivo di Magnini dalla Promozione, poi valorizzato in Serie D. Viola ammette anche gli errori di mercato, ma rivendica di aver sempre operato con l’obiettivo di tutelare la società.

Il bilancio finale è legato alle sfide contro formazioni come Carpi, Pisa, Mantova, Lecco, Trento, Fossombrone e Piacenza. Stagioni che Viola considera difficilmente ripetibili, anche per le difficoltà attuali legate alle strutture e alla scarsità di risorse nel calcio provinciale. La speranza, conclude, è che il territorio possa tornare a esprimere una squadra capace di competere ai livelli più alti del dilettantismo.