Motivazioni giudiziarie

Yana, per la Corte d’Appello fu un delitto pianificato

Sette elementi hanno portato all’ergastolo per Dumitru Stratan. La difesa prepara il ricorso in Cassazione.

Yana, per la Corte d’Appello fu un delitto pianificato

Le motivazioni della sentenza con cui la Corte d’Appello di Brescia ha condannato all’ergastolo Dumitru Stratan per l’omicidio di Yana Malaiko ricostruiscono una sequenza di comportamenti ritenuti compatibili con un delitto pianificato. Nelle 110 pagine depositate dai giudici, l’aggravante della premeditazione viene sostenuta attraverso sette elementi, che hanno portato alla parziale riforma della decisione di primo grado.

La Corte d’Assise di Mantova aveva escluso la premeditazione, condannando Stratan a 20 anni di reclusione. Per i giudici bresciani, invece, l’omicidio della giovane ucraina non fu il risultato di un’improvvisazione, ma di un piano maturato nei giorni precedenti. La pena è stata quindi modificata in ergastolo. I legali della difesa stanno preparando il ricorso in Cassazione.

I sette elementi indicati dai giudici

Il primo elemento è la minaccia rivolta a Yana il 15 gennaio 2023, cinque giorni prima dell’omicidio. Stratan, che sospettava che la ragazza avesse un’altra relazione e che fosse intenzionata a lasciarlo, le avrebbe detto di andarsene da Castiglione, aggiungendo che l’avrebbe uccisa se l’uomo fosse stato una persona conosciuta. Secondo la Corte, quelle parole indicano la possibile maturazione di un movente riconducibile a un cosiddetto delitto d’onore.

Il secondo punto riguarda le telecamere degli ascensori nel palazzo di Castiglione delle Stiviere, che Stratan avrebbe manomesso senza sapere che si trattava di dispositivi fittizi installati come deterrente. Il terzo elemento è rappresentato dai ripetuti passaggi nella zona degli ascensori e nell’androne dell’edificio: la sera del 18 gennaio, due giorni prima del delitto, l’uomo sarebbe entrato e uscito sette volte. Per i giudici, quelle presenze servivano a studiare le modalità per spostare il corpo della ragazza.

Il quarto indizio è il reset del cellulare di Stratan, eseguito nella stessa giornata. Il quinto riguarda il cane Bulka, al quale Yana era molto legata e che, secondo la ricostruzione giudiziaria, sarebbe stato utilizzato per attirarla in una trappola. La Corte ha inoltre valutato il comportamento dell’imputato dopo l’omicidio, descritto come insolitamente tranquillo dopo giorni di forte agitazione. Un atteggiamento interpretato come quello di chi aveva portato a termine il proprio piano.

La vanga nell’auto impantanata

Tra gli elementi indicati nella sentenza figura anche la confessione fatta da Stratan a un amico: avrebbe detto di aver ucciso Yana, conosciuta con il soprannome di Boni, definendo l’accaduto una sciocchezza. Il settimo punto riguarda infine la vanga trovata nell’auto rimasta impantanata, utilizzata per trasportare il cadavere della ragazza.

Secondo i giudici, l’attrezzo sarebbe servito a seppellire Yana e non avrebbe potuto essere reperito quella stessa mattina. La sua presenza nell’auto viene quindi considerata un ulteriore indizio del fatto che l’uccisione fosse stata preparata almeno dal giorno precedente. La Corte d’Appello ha così ritenuto dimostrato che il delitto fu ideato e organizzato nei giorni antecedenti, mentre la difesa si prepara ora a contestare la decisione davanti alla Corte di Cassazione.