Si sono svolti oggi a Milano i funerali di Don Antonio Mazzi, educatore e fondatore della comunità Exodus, un punto di riferimento per il recupero delle persone con dipendenze da quasi mezzo secolo. La cerimonia ha avuto luogo nella basilica di Sant’Ambrogio, dove centinaia di persone si sono riunite per rendere omaggio a un uomo che ha dedicato la sua vita ad aiutare gli altri.
Tra i partecipanti, molti dei “suoi” ragazzi, amici, collaboratori ed ex ospiti della comunità, insieme a rappresentanti delle istituzioni e volti noti. Tra i primi ad arrivare, il presidente dell’Inter, Giuseppe Marotta, che ha sottolineato come Don Mazzi abbia saputo “accompagnare coloro che sono caduti, rimettendoli sulla retta via”. Anche il presidente del Torino, Urbano Cairo, ha voluto esprimere il suo cordoglio, definendo Don Mazzi un uomo di grande generosità e apertura mentale.
Un educatore speciale
Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha descritto Don Mazzi come un vero educatore, capace di affrontare le sfide con ottimismo. “A volte era sopra le righe, altre sembrava assorto nei suoi pensieri, quasi assente, ma in realtà aveva sempre ben chiaro l’obiettivo”, ha dichiarato il primo cittadino. Tra gli amici presenti, anche Don Luigi Ciotti, che ha voluto rendere omaggio al suo compagno di strada.
All’arrivo del feretro, un lungo applauso ha accolto la bara all’ingresso della basilica, dove centinaia di persone erano già riunite per l’ultimo saluto. Durante l’omelia, Don Massimiliano Parrella ha ricordato uno dei tratti più caratteristici di Don Mazzi: “C’è una parola che risuona oggi in questa basilica e che Don Antonio amava: ‘ciao’. Oggi comprendiamo che quel ‘ciao’ non era un semplice saluto, ma il riassunto del suo Vangelo”.
Un’eredità di speranza
Don Parrella ha continuato dicendo che dietro quel “ciao” c’era tutto: il detenuto che non vedeva più un futuro, il tossicodipendente, l’operatore, un Dio che non chiude mai la porta a nessuno. “Oggi non ti salutiamo guardando indietro, ma avanti, perché il tuo ‘ciao’ non chiude una storia, ne apre infinite altre”, ha affermato. Il saluto conclusivo ha visto la comunità promettere di continuare il suo lavoro, credendo in chi non crede più e costruendo nuovi avamposti.
La celebrazione è stata accompagnata dai canti dei ragazzi di Exodus, che hanno reso omaggio a Don Mazzi con la canzone “Io vagabondo” dei Nomadi, mentre molti si avvicinavano alla bara, sulla quale era stato posato un girasole, per un ultimo saluto: “Ciao don”.