Innovazione zootecnica

Azienda agricola sperimenta proteine dalla farina di mosca

Un impianto da 420mila euro, sostenuto per l’80% dalla Lombardia, punta a ridurre costi e impatto delle filiere tradizionali.

Azienda agricola sperimenta proteine dalla farina di mosca

Un modello di allevamento automatizzato per ottenere una nuova fonte proteica destinata alla zootecnia e, nello stesso ciclo, un sottoprodotto utilizzabile come fertilizzante. È l’obiettivo del progetto ProteinFly, promosso dalla società agricola Savoia di Poggio Rusco, associata a Confagricoltura. L’iniziativa prevede la realizzazione di un allevamento di Musca domestica, la comune mosca presente alle nostre latitudini, destinato alla produzione di farina per l’alimentazione di suini e avicoli.

Un’alternativa alla farina di pesce

Il progetto nasce dalla necessità di ridurre la dipendenza dalla farina di pesce, oggi impiegata su larga scala nei mangimi zootecnici. Secondo quanto spiegato da Luca Savoia, che segue l’operazione insieme al fratello Davide, al figlio Francesco e all’ingegnere Nicola Galli, il prezzo della farina di pesce è passato da 2.000 a circa 3.200 euro a tonnellata. Alla crescita dei costi si aggiungono le criticità legate alla sostenibilità della produzione e agli effetti del cambiamento climatico.

La farina ottenuta dagli insetti dovrebbe essere prodotta direttamente sul territorio, con un ciclo di allevamento indicato in circa 10 giorni. Francesco Savoia sottolinea che il processo potrebbe consentire una riduzione dei consumi energetici e idrici, oltre a un minore impiego di spazio rispetto alle filiere tradizionali. L’obiettivo è quindi unire la disponibilità di una materia prima locale al contenimento dei costi e dell’impatto ambientale.

La sperimentazione a Magnacavallo

ProteinFly richiede un investimento iniziale di circa 420mila euro, coperto per l’80% da un finanziamento della Regione Lombardia. Il progetto dovrà essere realizzato entro luglio 2028. Per avviare la sperimentazione, la società agricola Savoia ha individuato un capannone a Magnacavallo, vicino a un allevamento suinicolo. L’attività coinvolgerà altri cinque soggetti, tra cui un centro di ricerca pubblico, un mangimificio e un’azienda specializzata nella produzione di concimi.

La farina di mosca potrà essere impiegata nell’alimentazione dei suini non inseriti nel circuito Dop e in quella di galline ovaiole e polli da carne antibiotic free. Il processo richiederà calore, che potrebbe essere fornito dall’energia termica prodotta dagli impianti a biogas. In questo modo, il progetto punta a integrare allevamento, produzione energetica e gestione degli scarti.

Proprio il recupero dei residui rappresenta uno degli aspetti ancora da definire. Nicola Galli spiega che circa il 50% del ciclo produttivo è considerato scarto, anche se l’azienda sta studiando come trasformarlo in fertilizzante o utilizzarlo per la produzione di energia. Per Andrea Pagliari, presidente di Confagricoltura, iniziative di questo tipo confermano il percorso di innovazione tecnologica e sostenibilità intrapreso dal comparto agricolo.