Archeologia clandestina

Otto indagati tra Mantova e Verona per traffico di reperti

Le forze dell’ordine hanno eseguito altrettanti controlli dopo un’indagine sulle vendite online di monete antiche

Otto indagati tra Mantova e Verona per traffico di reperti

Otto persone sono indagate nell’ambito dell’operazione Eridanos, l’inchiesta sul traffico illecito di beni culturali condotta dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Roma. L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Verona, ha interessato il territorio compreso tra il Mantovano, il Veronese e il Polesine, con attività esecutive anche in provincia di Rimini.

Lo scorso 13 ottobre i militari hanno eseguito altrettanti decreti di perquisizione nei confronti degli indagati. Le ipotesi di reato contestate a vario titolo comprendono il furto e la ricettazione di beni culturali, oltre alle ricerche archeologiche non autorizzate. Gli accertamenti si sono concentrati soprattutto nelle province di Mantova e Verona e lungo l’asta del Canal Bianco, nel territorio rodigino.

Le vendite attraverso il web

Secondo quanto emerso dagli accertamenti, l’attività sarebbe stata organizzata attraverso scavi clandestini eseguiti durante la notte. I ricercatori utilizzavano mappe storiche, coordinate Gps e metal detector per individuare oggetti sepolti nei terreni. I reperti venivano poi immessi in un canale di vendita online e locale, destinato ad acquirenti presenti in Italia e anche all’estero.

L’inchiesta è partita nel marzo 2026, quando i militari del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale hanno individuato, monitorando le piattaforme di e-commerce, un utente che proponeva monete antiche con evidenti tracce di recente estrazione dal terreno. Per evitare di attirare l’attenzione, il venditore avrebbe utilizzato annunci generici, impiegati anche per mascherare le transazioni finanziarie, e avrebbe spedito i pezzi ai collezionisti senza rendere esplicita la provenienza dei materiali.

Le perquisizioni e la ricostruzione della rete

Una prima perquisizione, eseguita il 15 giugno, ha rappresentato il passaggio decisivo dell’attività investigativa. Il materiale raccolto in quella fase ha consentito agli inquirenti di ricostruire una rete composta da persone dotate di strumenti e attrezzature specifiche per la ricerca nel sottosuolo. Gli investigatori hanno inoltre rilevato che le esplorazioni non sarebbero state casuali.

Le aree da esaminare venivano infatti individuate attraverso lo studio di documenti storici e pubblicazioni specializzate. L’ipotesi investigativa è che il gruppo pianificasse gli interventi sulla base delle informazioni disponibili sui luoghi e sui possibili ritrovamenti, per poi collocare sul mercato i materiali recuperati. Le otto perquisizioni disposte dalla Procura di Verona rappresentano ora il principale sviluppo dell’indagine, che dovrà chiarire ruoli, modalità operative e provenienza dei beni sottoposti ad accertamento.