Processo

Delitto Capuano, in aula il movente e l’arma del padre

Intercettazioni, deposizioni, emancipazione della 47enne: ritrovato un revolver calibro 22 dopo l’omicidio.

Delitto Capuano, in aula il movente e l’arma del padre

Suzzara torna al centro del processo per la morte di Francesco Capuano, ucciso a colpi di pistola il 23 dicembre 2024. Imputata per omicidio volontario aggravato è la figlia Rosa Capuano, 47 anni, arrestata nel marzo dello scorso anno. Nell’udienza più recente, davanti alla Corte d’Assise, l’attenzione si è concentrata soprattutto sul possibile movente e sugli elementi raccolti dagli investigatori attraverso le intercettazioni.

La pistola ritenuta compatibile con i colpi esplosi contro l’uomo è stata trovata in un portagioie che Rosa Capuano aveva portato da Suzzara a casa della sorella Lucia, a Giugliano, in provincia di Napoli. Dopo l’assassinio del padre, la donna si era stabilita nell’abitazione della sorella. L’arma è stata identificata in un revolver calibro 22, di fabbricazione statunitense e risalente ai primi anni del Novecento. I proiettili recuperati durante l’autopsia sono risultati compatibili con quelli sparati dalla stessa pistola.

Il ruolo delle intercettazioni

A ricostruire il contesto familiare è stato il luogotenente Giovanni Gostoli, del Nucleo investigativo dei Carabinieri di Mantova. Secondo quanto riferito in aula, Rosa Capuano era rimasta accanto al padre per assisterlo e per anni aveva condiviso con lui una vita molto isolata. Agli investigatori sarebbe emerso un rapporto segnato dalle abitudini dell’uomo, alle quali la figlia avrebbe dovuto adeguarsi.

Nel corso delle conversazioni intercettate, la donna avrebbe inizialmente mantenuto un atteggiamento chiuso, per poi manifestare il desiderio di cambiare vita e di raggiungere una maggiore autonomia. La Procura considera proprio la volontà di emanciparsi dal padre uno degli elementi del possibile movente. Rosa avrebbe dedicato a lui gran parte della propria esistenza, mentre i fratelli avrebbero mantenuto rapporti più saltuari con il genitore e con la sorella.

Le testimonianze dei familiari

In aula ha deposto anche Lucia Capuano, che ha raccontato i sospetti maturati tra i familiari già dopo la morte del padre. La testimone ha riferito alcune frasi attribuite alla sorella, tra cui l’espressione me lo sono tolto dalle palle e il riferimento all’eredità. Ha inoltre ricordato che, quando Rosa seppe che i carabinieri non avevano trovato la pistola cercata, avrebbe reagito con un gesto dell’ombrello accompagnato da un’espressione in dialetto napoletano.

Secondo la ricostruzione fornita dalla famiglia, il revolver era stato trovato anni prima da Francesco Capuano, quando lavorava come netturbino a Napoli. L’uomo lo avrebbe portato a casa e detenuto illegalmente. I parenti erano a conoscenza dell’esistenza dell’arma, ma nessuno ricordava dove fosse stata riposta. Il suo successivo ritrovamento nell’abitazione di Lucia ha rappresentato uno degli elementi centrali dell’indagine.

La ricostruzione dell’accusa dovrà ora essere valutata dalla Corte d’Assise insieme alle testimonianze e agli accertamenti tecnici. Il prossimo 24 settembre sarà Rosa Capuano a parlare in aula e a fornire la propria versione dei fatti.