Giustizia

A Mantova, 38enne accusato di arruolamento jihadista

La Procura bresciana contesta un ruolo nell’indottrinamento del giovane fermato nella città ligure

A Mantova, 38enne accusato di arruolamento jihadista

Khalil Ullah, 38enne bengalese residente a Castel Goffredo, sarà processato davanti alla Corte d’Assise di Mantova con l’accusa di arruolamento con finalità di terrorismo internazionale. Il dibattimento prenderà il via dal 3 dicembre. L’uomo, operaio in un’azienda tessile dell’Alto Mantovano, si trova ai domiciliari dal settembre scorso.

Secondo la Procura distrettuale antimafia di Brescia, Ullah avrebbe avvicinato giovani e giovanissimi della comunità locale, spingendoli verso l’estremismo islamico e la jihad. L’inchiesta è nata dagli accertamenti avviati dalla Procura di Genova nei confronti del connazionale Rahman Faysal, 21enne operaio a Sestri Ponente, arrestato nel 2023 e condannato all’inizio del 2025 per istigazione e apologia di terrorismo.

Le contestazioni della Procura

Per la sostituta procuratrice della Dda di Brescia Claudia Passalacqua, titolare dell’indagine, Faysal non avrebbe agito da solo. L’accusa considera Ullah il principale riferimento nel percorso di radicalizzazione del giovane. Il 38enne avrebbe frequentato con lui la moschea e il centro di preghiera di Castel Goffredo, favorendo lo studio di testi dell’estremismo islamico e mantenendo un fitto scambio di messaggi.

Nell’ordinanza cautelare eseguita nel settembre 2025, il giudice per le indagini preliminari Angela Corvi aveva descritto Ullah come una guida carismatica all’interno della comunità Tabligh mantovana. Secondo la ricostruzione giudiziaria, avrebbe avvicinato persone considerate vulnerabili o già interessate ai messaggi della jihad, trasmettendo dogmi, regole e precetti che, sempre secondo l’accusa, potevano spingere ad azioni violente contro civili di fede diversa.

Gli elementi raccolti e la difesa

L’analisi dello smartphone dell’indagato avrebbe fatto emergere video di addestramento militare, con esercitazioni sull’uso di armi lunghe e corte e tecniche di copertura tattica. Gli investigatori, tuttavia, non avrebbero accertato contatti diretti tra Ullah e gruppi terroristici veri e propri.

La difesa, rappresentata dall’avvocato Stefano Orlandi, sostiene che il coinvolgimento del suo assistito nell’inchiesta dipenda soprattutto dai rapporti intrattenuti con Faysal. Ullah, in Italia da 18 anni, sposato e padre di tre figlie, ha ammesso soltanto di essere una persona molto religiosa, respingendo ogni altra contestazione. In caso di condanna, per l’accusa contestata rischia una pena compresa tra sette e quindici anni di reclusione. Sarà il processo a stabilire la fondatezza delle ipotesi formulate dalla Dda di Brescia.