Corte bresciana

Delitto Yana, ergastolo per Stratan: sette indizi a Mantova

Le motivazioni descrivono minacce, sopralluoghi e preparativi prima della morte della giovane ucraina.

Delitto Yana, ergastolo per Stratan: sette indizi a Mantova

La Corte d’Appello di Brescia ha individuato sette elementi per sostenere l’aggravante della premeditazione nell’omicidio di Yana Malaiko, la giovane ucraina uccisa a Castiglione delle Stiviere. Le conclusioni sono contenute nelle 110 pagine di motivazioni della sentenza emessa lo scorso aprile, che ha modificato il verdetto di primo grado e portato la pena per Dumitru Stratan da 20 anni di reclusione all’ergastolo.

Secondo i giudici bresciani, l’azione non fu improvvisata, ma venne preparata nei giorni precedenti al delitto. La ricostruzione si concentra anzitutto sulla minaccia pronunciata il 15 gennaio 2023, cinque giorni prima della morte. Stratan, che sospettava che Yana avesse un’altra relazione e non accettava la fine del rapporto, le avrebbe intimato di lasciare Castiglione delle Stiviere, prospettandole gravi conseguenze. Per la Corte, quelle parole rappresentano il primo segnale della maturazione di un movente legato all’idea di punire la donna per l’onta subita.

I movimenti nel palazzo e il telefono

Un altro passaggio riguarda le telecamere degli ascensori del palazzo, manomesse dall’imputato. Gli apparecchi, installati come dissuasori, erano in realtà finti e Stratan non lo sapeva. I giudici hanno inoltre analizzato i suoi movimenti nell’androne: la sera del 18 gennaio sarebbe entrato e uscito sette volte. Per l’accusa accolta in appello, quei passaggi servivano a studiare il percorso e le modalità per allontanare il corpo dall’edificio.

Nello stesso giorno Stratan effettuò il reset del cellulare. La Corte considera anche questa operazione un elemento compatibile con una preparazione anticipata. Tra gli altri indizi viene indicato il cane Bulka, al quale Yana era molto legata: secondo la ricostruzione giudiziaria, l’animale sarebbe stato utilizzato come esca per attirarla in una trappola.

Il trasferimento del corpo e la condotta successiva

Per i giudici assume rilievo anche il comportamento dell’imputato dopo l’omicidio. Dopo giorni descritti come caratterizzati da forte agitazione, Stratan avrebbe mostrato una calma insolita. A un amico avrebbe poi detto di aver ucciso Yana, riferendosi a lei con il nomignolo Boni. La Corte interpreta queste condotte come il comportamento di chi aveva portato a termine un piano già definito.

L’ultimo elemento citato nelle motivazioni è la vanga trovata nell’auto utilizzata per trasportare il cadavere, rimasta impantanata. Secondo la sentenza, l’attrezzo doveva essere stato predisposto almeno il giorno precedente e non procurato la mattina stessa. La sua presenza viene quindi ritenuta un ulteriore indizio della preparazione dell’omicidio e dell’occultamento del corpo.

Le motivazioni descrivono infine una condotta caratterizzata da particolare brutalità. I giudici sottolineano che Stratan rimase in silenzio per dieci giorni durante le ricerche della giovane e negò inizialmente di aver collocato il corpo nella valigia-trolley e di aver inviato un messaggio dal telefono della vittima. La sentenza richiama le modalità dell’uccisione, avvenuta per asfissia, strangolamento e soffocamento, escludendo il riconoscimento di attenuanti. I difensori Gregorio Viscomi e Domenico Grande Aracri stanno preparando il ricorso in Cassazione.