Bilanci sotto stress

Mantova, 1.983 imprese colpite dal caro-carburante

Il gasolio sale del 35% e la riduzione degli sgravi rischia di aggravare i costi per trasporti, venditori e conducenti.

Mantova, 1.983 imprese colpite dal caro-carburante

L’aumento dei prezzi dei carburanti pesa sempre di più sui bilanci delle attività economiche. In provincia di Mantova sono 1.983 le imprese direttamente esposte alla crescita dei costi alla pompa, in una fase in cui molte aziende non riescono ad adeguare con la stessa rapidità ricavi e tariffe. Il quadro emerge dall’elaborazione dell’Ufficio studi della Cgia sui dati del Mimit e riguarda soprattutto i comparti che utilizzano quotidianamente automobili e veicoli commerciali.

La categoria più numerosa è quella degli agenti di commercio, con 1.370 attività. Per questi operatori l’auto rappresenta uno strumento di lavoro indispensabile: i chilometri percorsi ogni anno sono mediamente compresi tra 30mila e 40mila. L’incremento del carburante riduce quindi il margine effettivo di ogni visita e di ogni spostamento, mentre le provvigioni non crescono in parallelo con il prezzo del diesel o della benzina.

Seguono le 553 imprese di autotrasporto e traslochi, per le quali il gasolio costituisce una delle principali voci di spesa. A incidere è anche il problema della liquidità: il rifornimento viene pagato immediatamente, mentre il saldo delle fatture da parte dei committenti può arrivare dopo 90 o 120 giorni. Sono infine 60 le attività di taxi e Ncc interessate dal rincaro. In questo caso la possibilità di compensare l’aumento è ancora più limitata, perché le tariffe sono rigide e fissate da deliberazioni comunali.

Diesel e benzina, aumenti a doppia cifra

Tra il 27 febbraio e il 25 settembre, i listini della rete stradale hanno registrato una crescita significativa. Il diesel self è passato da 1,721 a 2,338 euro al litro, con un aumento del 35,9% e oltre 60 centesimi in più. La benzina è salita da 1,668 a 2,154 euro al litro, segnando un incremento del 29,1%. Per un rifornimento da 50 litri, la differenza rispetto alla fine di febbraio è di circa 30 euro per il gasolio e 25 euro per la benzina.

A incidere ulteriormente sul quadro è la riduzione dello sconto fiscale sul diesel, passato da 12,2 a 6,1 centesimi al litro, con misura in vigore fino al 5 ottobre. Finora lo Stato ha stanziato oltre 2,6 miliardi di euro tra riduzioni delle accise e crediti d’imposta destinati ad autotrasporto, agricoltura e pesca. Le risorse disponibili, però, sono inferiori rispetto ai 7,3 miliardi stanziati nel 2022.

Le possibili misure per contenere i rincari

Al 21 settembre, ultimo aggiornamento disponibile, il prezzo medio del diesel in Italia era di 2,281 euro al litro. Di questa cifra, 0,572 euro erano rappresentati dalle accise e 0,411 dall’Iva, mentre il prezzo netto era pari a 1,297 euro. Per la benzina il prezzo medio risultava di 2,141 euro al litro, con 0,672 euro di accise, 0,386 di Iva e un valore netto di 1,082 euro.

Una possibile attenuazione della pressione sui prezzi arriva dalla decisione di Eni di introdurre un tetto massimo al prezzo, che potrebbe restare in vigore fino alla fine dell’anno e spingere anche altri operatori ad adeguarsi. Intanto il Governo ha convocato per l’8 ottobre i gestori delle raffinerie italiane per esaminare la situazione dell’offerta.

Il rincaro non riguarda soltanto le attività direttamente dipendenti dai rifornimenti. L’aumento dei costi logistici per l’acquisto di materie prime e la consegna dei prodotti può ridurre ulteriormente gli utili delle aziende oppure trasferire le maggiori spese sui prezzi finali. Il rischio indicato nell’analisi è quindi un nuovo effetto sull’inflazione, con conseguenze per l’intera filiera economica.