Stefano Rossi, già candidato sindaco del centrodestra e poi leader dell’opposizione in consiglio comunale, osserva da esterno la politica di Mantova e traccia un bilancio severo dei primi mesi della nuova amministrazione. La sua sintesi è affidata a un paragone calcistico: «Maggioranza e opposizione: 0-0, e il pubblico sbadiglia».
Rossi ricorda la sconfitta del 2020, quando il centrodestra ottenne il 22% dei consensi e Mattia Palazzi venne rieletto con il 71%, definito nel testo il sindaco più votato di sempre. Oggi l’ex esponente politico sostiene di non essersi ritirato dalla vita pubblica, ma di aver semplicemente abbandonato la scena istituzionale e i social network. «Si fa politica anche da semplici cittadini», afferma, citando tra gli strumenti di partecipazione la lettura dei giornali e l’attenzione alle vicende amministrative.
Le critiche a maggioranza e opposizione
Nel giudizio di Rossi, il consiglio comunale e la giunta sarebbero composti in larga parte da persone inesperte, che non avrebbero una conoscenza sufficiente della storia amministrativa della città e degli atti sottoposti al voto. Alla domanda se il bersaglio siano soprattutto maggioranza o minoranza, risponde richiamando una frase dell’opera verdiana: «Questa o quella, per me pari sono».
Particolarmente dura è la valutazione sull’opposizione. Secondo Rossi, fatta eccezione per Alberto Baschieri, con il quale dice di aver collaborato per sei anni, gli altri consiglieri si distinguerebbero per interventi superficiali e iniziative poco incisive. Cita il numero limitato di accessi agli atti e di mozioni, oltre alla divisione del centrodestra su una proposta relativa alla sicurezza. A confronto, ricorda alcune sue battaglie del passato, tra cui il Bolawrap, il Taser e i presidi della Polizia locale in punti strategici della città.
Rossi rivendica inoltre che alcune idee inizialmente derise, compresi l’ippodromo, la ruota panoramica e il tunnel sotto il lago, sarebbero poi state inserite, almeno in parte, nel Documento unico di programmazione. Pur ammettendo che ogni proposta possa essere giudicata diversamente, sostiene di non vedere oggi nuove idee né tra i banchi della maggioranza né in quelli dell’opposizione.
Il giudizio sulla giunta
Nel mirino finisce anche la nuova giunta guidata da Andrea Murari, in carica da quattro mesi. Rossi la paragona a quella, da lui ricordata come «in catalessi», dell’ex sindaco Nicola Sodano, pur riconoscendole una maggiore coesione. A suo giudizio, l’attività finora visibile consisterebbe soprattutto nell’inaugurazione di opere avviate dalla precedente amministrazione di Palazzi, senza l’emersione di proposte autonome.
L’ex sindaco Mattia Palazzi viene descritto da Rossi come ancora incline a intervenire in aula con atteggiamenti da primo cittadino, mentre Murari avrebbe finora mostrato una partenza lenta. Il riferimento è alle linee programmatiche, che secondo Rossi non sarebbero ancora state portate in consiglio nonostante lo statuto ne prevedesse la presentazione entro tre mesi. La conclusione resta prudente ma critica: dopo quattro mesi, afferma, «quando si è a zero, si può solo migliorare».