Sono quattro i medici di medicina generale del Mantovano che hanno chiesto di proseguire l’attività fino al compimento dei 73 anni. La possibilità è prevista da una misura inserita nel decreto Pnrr, diventato legge nei mesi scorsi, e si applica su base volontaria ai medici di famiglia e ai pediatri di libera scelta convenzionati con il Servizio sanitario nazionale.
La norma è stata introdotta per affrontare la carenza di professionisti e resterà in vigore fino alla fine del 2027. Il limite, inizialmente fissato a 70 anni, era stato portato a 72 e successivamente a 73 anni. Chi aderisce può quindi mantenere la convenzione e continuare a ricevere i pazienti in ambulatorio o a domicilio, contribuendo a garantire la copertura nelle aree dove gli organici risultano più scoperti.
La carenza di medici di famiglia
Nel territorio della provincia di Mantova le caselle vacanti oscillano da anni tra 40 e 50, dopo aver raggiunto in passato un picco di circa 80 posti scoperti. Attualmente i medici di medicina generale in servizio sono circa 220, a fronte dei 260 previsti dalla dotazione. La situazione è legata anche all’invecchiamento della popolazione, ai carichi di lavoro e al progressivo aumento degli adempimenti burocratici.
Tra i professionisti che hanno presentato domanda c’è Stefano Bernardelli, presidente provinciale dell’Ordine dei medici, che compirà 72 anni il 5 ottobre. La sua scelta, ha spiegato, nasce dalla volontà di continuare a seguire i pazienti, offrire un contributo in una fase di carenza e incoraggiare i colleghi che si sentono ancora in grado di lavorare. Bernardelli ha inoltre precisato che la permanenza degli anziani non impedirebbe l’ingresso dei giovani: in caso di assegnazione del posto a un nuovo medico, il professionista già in servizio lascerebbe ambulatorio e assistiti.
Gli altri professionisti coinvolti
Gli altri tre medici che hanno chiesto e ottenuto l’autorizzazione dai vertici di Asst Mantova sono Claudio Zambino, attivo nella zona di Ostiglia, Rosario Bonfiglio, nella zona di Suzzara, e Mauro Montanari, nella zona di Viadana.
La carenza di personale incide anche sul numero di pazienti seguiti dai medici ancora operativi. I professionisti che hanno raggiunto il tetto ordinario di 1.500 assistiti vengono definiti massimalisti. Nel Mantovano, due medici su tre avrebbero superato quella soglia, con punte comprese tra 1.800 e 2.000 pazienti. A rendere più complesso il quadro contribuisce anche l’inserimento obbligatorio di un numero ridotto di medici nelle Case di comunità.