Il paesaggio di Bosco Fontana, alle porte di Mantova, è stato profondamente modificato dalla tromba d’aria del 28 agosto. A due mesi dall’evento, la riserva resta chiusa al pubblico: i viali sono ancora ostruiti da tronchi e rami, mentre anche gli esemplari rimasti in piedi possono presentare parti spezzate e situazioni di pericolo.
Durante il passaggio della tromba d’aria non c’erano persone nell’area. Gli animali della riserva, tra cui lupi e caprioli, sono stati invece ripresi dalle fototrappole mentre si allontanavano impauriti. I venti hanno seguito direzioni diverse, spiegano i carabinieri forestali del Centro nazionale carabinieri biodiversità Bosco Fontana, rendendo complessa una valutazione precisa dei danni. Alcuni alberi abbattuti hanno un diametro fino a 80 centimetri e tra le piante travolte ci sono querce, farnie e carpini.
La messa in sicurezza dell’area
La riserva comprende 52 viali e, secondo le prime stime, lungo ciascuno si contano da sei a otto piante cadute. A questi schianti si aggiungono quelli presenti nelle particelle forestali, alcune delle quali risultano pesantemente danneggiate. Il bilancio complessivo parla di migliaia di alberi a terra.
La priorità del personale è ora liberare i percorsi e mettere in sicurezza il perimetro. Sono previsti rinforzi forestali dal Centro e dal Nord Italia, destinati a sostenere gli operatori già impegnati nella riserva. L’accesso resta al momento interdetto. In una fase successiva potrebbe essere valutata l’organizzazione di visite guidate con l’accompagnamento dei forestali, ma la riapertura dipenderà dalle condizioni dell’area.
Legno morto e rigenerazione naturale
Il recupero non comporterà necessariamente la rimozione di tutto il materiale caduto. Tra le ipotesi allo studio c’è il confronto tra due particelle: una lasciata evolvere senza interventi e un’altra sottoposta a operazioni di recupero. I forestali ricordano che il legno morto è una risorsa per la biodiversità e ospita numerosi organismi. In alcune zone della riserva la necromassa raggiunge i 100 metri cubi per ettaro, a fronte di un riferimento scientifico di almeno 35.
Il fenomeno potrebbe favorire la diffusione di specie aliene già presenti nei 235 ettari della riserva, a cominciare dal rovo, il cui sviluppo sarà monitorato. Eventuali interventi dovranno però evitare di danneggiare il sottobosco. Un’altra possibilità è produrre nuove piantine a partire dalle ghiande raccolte sul posto, con il supporto del Centro di Peri, gestito dai carabinieri forestali di Verona e specializzato nel germoplasma forestale. L’obiettivo è accompagnare il rinnovamento utilizzando materiale locale e senza introdurre piante di provenienza esterna.
Bosco Fontana aveva già subito eventi simili. Nel 1949 una tromba d’aria distrusse una parte consistente della foresta, mentre nel 2022 si verificarono numerosi schianti, seppure di entità inferiore. Gli eventi estremi possono creare spazi utili alla rigenerazione, ma una loro maggiore frequenza rischia di rallentare il recupero di questo lembo delle antiche foreste planiziali della Pianura Padana.
La riserva conserva habitat importanti per specie come la rana di Lataste e il cervo volante, in un territorio circondato da coltivazioni, strade e insediamenti. Anche le essenze esotiche introdotte a partire dagli anni Cinquanta, tra cui la quercia rossa, hanno rappresentato una pressione sull’ecosistema. Dagli anni Novanta è in corso un progetto di eradicazione. Ora i forestali dovranno definire come accompagnare la rigenerazione delle particelle colpite dal forte vento, tutelando il carpino bianco e la farnia che caratterizzano il cuore della foresta.